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Posted by on set 16, 2012 in Social media | 2 comments

Il ROI nei social media. Miti, verità ed Infografica!

Il ROI nei social media. Miti, verità ed Infografica!

Cari lettori di infografiche, è da un po’ di tempo che non scrivo un articolo (questo non significa che vi sto trascurando, la pagina di facebook offre costantemente spunti interessanti) e quelle poche volte in cui scrivo, cerco di darvi contenuti di qualità, contenuti che spesso estrapolo da libri appena letti o da “scoperte” effettuate.

Questa volta vi parlerò del ROI sui social media, un argomento molto discusso e poco compreso dalla maggior parte delle PMI. Prima di entrare nel vivo, mi trovo costretto a consigliarvi il libro di Vincenzo Cosenza (aka Vincos) che ha ispirato questo articolo. Illuminante!

Da qualche anno ormai, anche In Italia, i social network sono entrati a far parte della vita di ognuno. Anche le aziende più restie al cambiamento, hanno cominciato a “studiare” questo fenomeno, avvicinandosi ad esso con approcci tradizionali, cercando quindi di plasmare i media sociali applicando vecchie pratiche, senza cogliere le possibilità di relazione che essi offrono.

relazione-utenti-azienda

Parlano di ROI senza sapere cosa sia effettivamente, intendono la comunicazione attraverso i nuovi media, un canale di distribuzione tradizionale nel quale “sparare a molti la migliore promozione” e non come attività volta allo scambio di valore tra le persone.

Valore immateriale, impossibile da misurare puntualmente e non convertibile semplicemente in valori finanziari.

Bisogna essere prima in grado di dare e poi di ricevere. Le metriche misurabili (like, share, fan, retweet) non sono, la maggior parte delle volte, le metriche di business legate al raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Tra queste il ROI è l’indicatore di performance piú mitizzato ma anche quello meno compreso. In ottica social media marketing è frequente la pretesa di voler trasformare i fan in acquirenti, senza conoscere il processo che potrebbe portare a questa circostanza.

Secondo una ricerca di Google quindi, si è passati dal modello mentale di marketing “FMOT” al nuovo “ZMOT”, il quale si basa sulle dinamiche di marketing del web 2.0. Il possibile acquirente prima di uscire di casa e trovarsi di fronte allo scaffale dei prodotti, compie delle ricerche, si informa, confronta prezzi, scambia idee e preferenze con gli altri utenti, stabilisce relazioni, a volte, con il solo scopo di condividere una passione relativamente ad un prodotto che acquisterà.

“The Zero Moment Of Truth” rappresenta una trasformazione nel comportamento d’acquisto del consumatore. Non si tratta solamente di “fare shopping” ma di un processo mentale di “apprendimento”. L’utente è più consapevole, egli non può prescindere dal fare la scelta giusta, vuole essere informato e capace di fornire una valida spiegazione circa le motivazioni del suo acquisto.

Alla luce delle considerazioni fin’ora effettuate, appare evidente l’importanza di sfruttare le opportunità di relazione offerta dai social networks.

Non bisogna più considerare il ROI come “Return On Investment” ma come Relation Of Influence”.

Non tutto cio che può essere contato conta e non tutto quello che conta può essere contato. A. Einstein.

E tu cosa ne pensi? Di’ la tua nei commenti in fondo all’articolo e condividilo con i tuoi amici”

Autore: Pasquale Gangemi

Nato a Reggio Calabria, 28 anni, SEO specialist presso Pro Web Consulting e web marketing expert. Dopo Laurea in "Economia Aziendale" ed il Master in "Content Management ed Editoria 2.0" realizzo questo blog su uno strumento di comunicazione che mi ha appassionato tantissimo: l'infografica.

2 Comments

  1. bell’articolo, ma chi ti avrà mai suggerito questo bel libro?

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